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Il P.A.I e l'integrazione socio sanitaria |
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Il P.A.I una cellula in metastasi nell'integrazione socio-sanitaria
Il Piano di assistenza individualizzato è una modalità operativa che tende ad enfatizzare l'individuo anziano nella sua specificità e nella sua singolarità. E' pur chiaro che non esiste una voce unica che può assolvere a tale compito: il famigliare o un legame affettivo significativo ci racconteranno quell'individuo, filtrando sulla base di un vissuto emozionale, le informazioni che assumono per certi versi i contorni della soggettività. Il medico di famiglia esporrà eventuali problemi di natura bio-fisica, spesso senza tenere in dovuto conto resistenze o risvolti di carattere affettivo o relazionale. Insomma, l'essere anziano ha una sua completa intelligibilità in una valutazione complessiva e contingente.
Per poter predisporre un efficiente Piano Assistenziale Individualizzato occorre compiere una valutazione multidimensionale in un contesto multidisciplinare. La visione della problematica è quindi olistica e questo, ma soprattutto questo, la rende interessante da un punto di vista qualitativo.
Il P.A.I si sostanzia nel lavoro di gruppo o, se vogliamo, d'équipe. Il gruppo, sia che si tratta di anziano istituzionalizzato o che riceva un servizio in ambito domiciliare, è l'unità operativa che programma azioni dietro obiettivi acclarati e concertati dal gruppo stesso. Il gruppo in questione funziona come ogni gruppo ed è ben più della somma delle parti che lo compongono e questo vale sia per il gruppo a caratura emozionale che per un gruppo di lavoro, poiché, comunque, l'aspetto emozionale prima o poi emerge pur trattandosi di un gruppo di lavoro.
L'anziano può esprimere “fragilità” di diversa natura: economica, sociale, fisica, cognitiva, relazionale, affettiva e sociale. La persona “integra” mostra una certa armonia nelle parti poc'anzi evidenziate, la persona “fragile” presenta invece dei cedimenti che abbisognano di un riequilibrio.
Con la L.328/2000 il legislatore auspica, nelle linee guida, un'integrazione tra le istanze sociali e quelle sanitarie. Il P.A.I tenta di raggiungere lo scopo auspicato dal legislatore mettendo a prassi una modalità di intervento che assembli tutte le parti coinvolte in un contesto di valutazione multidimensionale dell'individuo preso in questione.
Il nucleo operativo che redige il P.A.I per ciò che attiene l'anziano e l'anziano “fragile” è un gruppo multidimensionale quindi e multiprofessionale.
In prima istanza vengono convocate le voci più titolate e competenti nel dar conto di eventuali fragilità che coinvolgono l'individuo preso in questione in modo possano integrarsi le istanze sanitarie con quelle più specificamente sociali. Pensiamo solo che, uno sguardo su un anziano fragile meramente sanitario, data la natura progressiva e degenerativa di molte malattie che coinvolgono l'anziano in genere, sarebbe a dir poco pessimistico. Occorre anche per questo allargare lo sguardo ad istanze sociali e che sappiano dar spazio ad azioni maggiormente orientate ad un certo ottimismo.
Quindi ed in prima istanza, l'unità operativa sarà compsta dal Medico di medicina generale (MMG) che descriverà il profilo della persona sotto l'aspetto bio-fisico, l'infermiere/a che darà conto al gruppo della terapia in atto e delle eventuali difficoltà nell'assunzione, l'Assistente sociale che potrebbe ad esempio evidenziare fragilità economiche, l'OSS o assistente familiare se l'anziano è a domicilio, che darà conto al gruppo delle funzionalità, in essere o residue della persona. L'animatore, educatore, psicologo... che descriverà e darà conto del potere espressivo, comunicativo, relazionale e sociale dell'individuo. Un famigliare o un legame affettivo significativo, darà informazioni al gruppo su abitudini, hobbyes, svolgimento nella quotidianità della giornata dell'individuo, della sua storia, delle perdite avute nel tempo, ed altro...
Il contesto in questione opera dapprima un'analisi dei problemi emergenti, quindi individua obiettivi e modalità e tempi di verifica sugli stessi. Gli obiettivi generici, per ciò che attiene l'individuo anziano si orientano verso il mantenimento della sua dignità e della sua libertà. Quindi il benessere dell'individuo. Poi vengono evidenziati sub-obiettivi.
Ciò che posso rilevare in termini di criticità di tale metodologia è l'essere in genere poco propensi ad accettare le logiche gruppali e sostenute da prassi programmatiche in quanto queste bypasserebbero i mansionari e le logiche verticali che da sempre imperano nei servizi a caratura dirigistica come sono quelli sanitari che prediligono una qualità quantificabile, piuttosto che una qualità intelligibile.
Il P.A.I portato a prassi con la logica del gruppo, sia a livello decisionale che a livello operativo, è una piccola cellula che cresce in un mare di servizi verticalmente e gerarchicamente orientati verso l'inamovibilità di strutture fredde e inqualificabili. Il peggior risvolto è la demotivazione della base operativa che è chiamata solamente ad eseguire azioni alla cui sollecitazione in genere non ha potuto prender parte. Ma la riforma, per usare la bio-metafora, non può che partire da una cellula che vede nell'interpretazione di ruoli differenti la propria maturazione, al fine di costruire un corpo ponderabile sia sotto l'aspetto tangibile che sotto quello più specificamente emozionale e, quindi, qualitativo. E' per questo che la battaglia, essendo una battaglia per la dignità e per la libertà, va condotta sia sotto il profilo politico amministrativo, che sotto quello professionale, sociologico e formativo.
dott. Mirco Marchetti
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